APOLLONIA DEVENTIS



Benvenuti nel blog, che ha lo stesso nome della via in cui abito ovvero : " Via della luna numero 7", esattamente ad "Archesia",la piccola cittadina in cui vivo da sempre.
Se vi siete accorti di questo mio angolino solo ora, vuol dire che vi siete persi qualcosa.. perciò se vi ho incuriosito un minimo e volete saperne di più dovete cominciare a leggere da questo post. Vi racconterò delle mie piccole avventure quotidiane, di sogni, disastri, conquiste, e dintorni.
Ho anche aggiunto nell'unica colonna che c'è in questa pagina, ( ovviamente quella di Sinistra ;)) IL DIZIONARIO ARCHESIANO, dove troverete tutti i significati e spiegazioni di nomi,cose, ecc della mia città^^
il DIZIONARIO ARCHESIANO non è ancora completo,lo aggiornerò mano a mano che vi racconterò le mie avventure o disavventure.
Bene.. se vi doveste trovare a passare nella mia via, cercate il numero 7, la porta voi sarà sempre aperta ^^ .
A presto... Polly

N.B. Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale


giovedì 20 novembre 2014

Tra leggenda e realtà

Ciao miei visitatori lunari,
E’ da un po’ che non scrivo di ciò che mi accade, probabilmente perché ho inserito un racconto abbastanza lungo e l’ho dovuto spezzettare in tre parti che mi sembravano anch’esse molto lunghe, non volevo appesantire ancora di più i post. 
E purtroppo anche questo scritto è parecchio lungo, ormai tutto ciò che scrivo ha più o meno questa lunghezza. Spero mi perdonerete ^^ .

Circa 20 giorni fa ho avuto quel che da noi è chiamata  una “settimana riposante” , cioè quel periodo più o meno breve di tempo in cui stai a casa dal tuo impiego lavorativo, la settimana a casa mi ha fatto bene davvero, sono stata per lo più nel mio amato Fantasticatoio.
Il fine settimana l’ho trascorso assieme al mio ragazzo Stanley drummer-precisis  (è un bravissimo batterista ^^) Venerdì sera (il 31 ottobre) avevamo degli amici che suonavano ad una delle feste più belle di Archesia e Dintorni, “La festa spiritella” a “Castelgrimorio”

La proprietaria di “Castelgrimorio” era una contessa vissuta  ai tempi del 1800 fu  rimasta vedova e   per lenire i suoi dolori decise di rifugiarsi negli studi appunto delle erbe medicinali e decise anche di diffondere ad altri tutto ciò che aveva imparato. 
Fu così che il castello si riempì di  gente desiderosa di imparare,  e avendo molto spazio libero quest’abitazione si trasformò in una specie di scuola abitata da molte donne sapienti che sapevano usare in modo meraviglioso le erbe, le spezie e tutto ciò che la natura sapeva offrire, preparando così  unguenti medicativi e tutto quel che poteva apportare migliorie alla salute fisica e mentale, tutto raccolto in un grandissimo libro le cui pagine con il passare del tempo divennero gialle e consunte. 
Il castello si trova in un paese molto grazioso tra i colli di Archesia. il paese si chiama “Valspezia” ,questo paese è noto per le sue magiche spezie, ma è anche per la sua antica rivalità con la mia cittadina. 


Il fatto che ci fossero delle donne che potessero istruirsi e avessero molte capacità intuitive e non non era visto di buon occhio dai cittadini di Archesia, nemmeno a molti cittadini di “Valspezia” ma per fortuna c’era chi aveva voglia di imparare e lo faceva in tutti i modi possibili.
Così… spesso in tarda serata, quando le strade del piccolo paesino erano abitate solo dal rumore di tacchi sul ciottolato reso lucido dalla pioggia alcuni abitanti del paese guardandosi ben attorno varcavano la soglia del castello per imparare a scrivere,  fare i conti e imparare le proprietà delle erbe e qualsiasi cosa potessero imparare.

Adoro questa storia, quando il castello è vuoto si può respirare l’incanto della magia passata e quella che esiste grazie a chi insegna e a chi ha voglia di imparare ancora oggi. 
Inutile dire che la serata è andata benissimo.
Prima di entrare ci siamo radunati in cerchio nel giardino del castello, c’era un immenso falò in onore dell’autunno e delle persone che non sono più con noi e che adesso sono spiritelli, e il giardino era attorniato da tantissime e piccolissime candele,tutti gettavano nel fuoco un fogliettino nel quale c’era espresso qualcosa di negativo che non volevano che tornasse più nella loro vita, così facemmo anche io e Stanley, ma non vi dico cosa abbiamo scritto altrimenti  gli spiritelli ce la fanno ritornare ;).

Abbiamo assistito alla “Danza d’autunno”, insegnanti e alunne in cerchio danzavano in onore della stagione che doveva arrivare, avevano ghirlande di fiori, bacche, ghiande, tutto in tema ovviamente autunnale. e delle vesti lunghe e morbide. Ogni volta che vedo questa danza mi chiedo quando freddo patiranno! Per fortuna la cosa non dura molto. 
 il castello era vestito di magia, incanto, mistero, divertimento e musica grazie ai “Maghi sonanti”. (il gruppo dei nostri amici)
C’erano zucche arancioni enormi ovunque, zucche luminose, il lampadario e le sue mille candele illuminavano il salone rendendolo ancora più misterioso

Le rampe di scale, una a destra e  una a sinistra abbracciavano il salone addobbate di ghirlande di fiori e frutti autunnali. 
La festa è indubbiamente stata un successo, abbiamo ballato, e io mi sono sentita per un attimo diversa. Giravo attorno a me stessa guardando le candele sul lampadario al di sopra della mia testa e per un attimo mi sono sentita tutto  ciò che vorrei essere .. libera. 



Ho vissuto un momento magico e poi … sono ritornata alla mia vita normale, con il mio solito lavoro.. a prendere il Ferrodrago 21b, e a sollevare gli occhi al cielo nel vedere le miniCindy o i  minicindian che si guardano tra loro mentre salgo con i vestiti che uso per il lavoro, eh si… ci sono anche le miniCindy a rompere l’anima, come se non bastassero i Cindian (dizonario ;)). 

Per andare al lavoro non uso gli abiti che uso per uscire, così spesso mi capita di essere oggetto di sguardi di disapprovazione e risatine o occhiate d’intesa tra le mini Cindy nei miei confronti. Questa cosa spesso mi fa innervosire perché ci dovrebbe essere un po’ più di rispetto per le persone che non possono vestirsi all’ultima moda, non che io non possa è che io scelgo di non farlo per andare al lavoro ma loro questo non lo sanno,ma dovrebbero pensarci, non tutti hanno sempre tempo di farsi belli per uscire a fare le modelle in centro ad Archesia.


I genitori dovrebbero insegnarglielo, ma saranno sicuramente Cindian e per loro sarà normale così. 
Sono tornata a servire pizze pazze (dizionario please ;)), zenzerelli, stranocchi , zuccheblàblà,(dolcetti zuccherati a forma di zucca parecchio logorroici ;)) e zuccallegre  (Dolcetti zuccherati a forma e con il sapore di zucca solo leggermente alcoliche e singhiozzanti ;)) (soprattutto in questo periodo e poco prima della “Festa spiritella”) a persone frettolose e spesso pure un po’ maleducate. L’addomesticatrice è ancora rotta e tocca a me come al solito pulire, e come al solito a volte sono in catena di montaggio a volte sto al bar.

Ma almeno c’è una notizia positiva.. ho risolto (quasi) con quella mia collega di lavoro. 
Non so se vi ricordate…in uno dei post prima del racconto  “il fiocco di neve” vi ho raccontato che avevo paura di aver detto qualcosa di brutto.. ecco.. qualche tempo fa ne ho avuto la conferma.

Dopo le mie scuse le cose sono un po’ migliorate, ma c’è ancora qualcosa di diverso.. non tutto è come prima
Io quello che dovevo fare l’ho fatto, è stato difficile chiedere scusa, ringrazio chi mi ha perdonata e chi ha capito e a chi non l’ha fatto dico .. “pazienza”. Io sono comunque a posto con me stessa ^^
Da Via della luna numero 7 è tutto. 
A presto… Polly

mercoledì 12 novembre 2014

Il fiocco di neve (terza parte)

Bene miei visitatori di Via della luna 7,
Siamo arrivati alla terza ed ultima parte di questa leggenda che appartiene a come già sapete ad un luogo che per me è veramente meraviglioso, un luogo in cui vado spesso in vacanza che si chiama "Cima innevata".
Se vi foste parsi le altre due parti potreste trovarla qui (La parte numero due) e qui (parte numero 1)

Allora vi auguro buona lettura ^^ 



La gelida signora non trovando il  compagno al suo fianco si svegliò allarmata, lo cercò nel salone,nelle torrette al piano di sopra dove di solito si rifugiava la mattina, lo chiamò ad alta voce cercando ovunque,gridò il suo nome con cattiveria dalla torre ma nessuno rispose,se non la sua unica eco che si spandeva nella valle.
Un dubbio feroce e irritante si insinuò piano nella sua mente.. si disse che non fosse possibile perché glie lo aveva chiaramente proibito. Era furiosa,estremamente furiosa!

“glie l'avevo severamente proibito!!”urlò sbattendo a terra un bicchiere di ghiaccio. I frammenti caddero a terra uniformandosi al pavimento freddo.
Si apprestò di nuovo al binocolo per vedere dove fosse.. era laggiù con una donna,da quel momento in poi non capì più nulla! Si sentì offesa umiliata e cosa più grave…TRADITA!
Quando capì chiaramente l’accaduto pensò ad attuare la sua feroce vendetta,ma quello non era il momento adatto. Decise che avrebbe aspettato il momento in cui il suo compagno fuggitivo sarebbe stato più felice. Voleva farlo soffrire più di ogni sciocco essere mortale al mondo. Non si lascia la Nivea Signora se lei non vuole.
Ci volle tempo prima che attuasse il suo malvagio piano.

:”Anni e anni d’attesa ci sono voluti ma ora è arrivata la mia vendetta.. ho un’idea deliziosamente cattiva!” disse con un’aria compiaciuta.

Giuseppe e il suo amore Linda Fior di Corallo  erano sposati intanto da qualche anno. Conducevano una vita mite ed armoniosa in paese, amati da tutti e il ragazzo ebbe finalmente quello che si era perso in tutti quegli anni.
Un abbraccio affettuoso dalla persona amata,un cucciolo in cerca di una casa accogliente,il profumo dei biscotti al cioccolato che si diffonde per tutta casa,gli occhi verdi del suo amore al ritorno da una giornata di duro lavoro, la sensazione di calore che ti può offrire la felicità da tempo dimenticata. La postabolla per le lettere inventata da lui,il suo adorato morbido cuscino di casa,il profumo di dolce alle mele,pane al cumino,cioccolato,vaniglia, tutti profumi e odori di cui per anni aveva fatto inspiegabilmente a meno.

Con gli anni si dimenticò della Nivea signora. 
una sera ridacchiando tra di loro presero i cappotti per uscire a fare la spesa alla Bottega del signor Baccadoro. Affrontarono il freddo stringendosi amabilmente l’un l’altro e pregustando la cenetta che avrebbero preparato. Un vento furibondo misto a neve improvvisamente li avvolse fino a farli staccare l’uno dall’altro.. Linda non riuscì più a muoversi, si sentì immobilizzata e cominciò a sentirsi ghiacciata.. Giuseppe faticava a raddrizzarsi per la coltre di neve che aveva davanti, voleva andare dalla sua amata.. riuscì poi a raggiungerla ma trovò la sua Linda ghiacciata fino al tronco che chiedeva disperatamente aiuto tra le lacrime che diventavano sempre più simili a gocce gelate.
Cercò invano di staccarla, di toglierla da quel freddo involucro ma non ci riuscì, era troppo tardi ormai la sua compagna si era trasformata in un blocco di ghiaccio..il pover’uomo s’inginocchiò ai piedi della statua supplicandola di ritornare da lui, attendendo disperatamente un segno.. ma c’era solo il gelido buio del silenzio attorno a lui, e il silenzio non poteva offrirgli spiegazioni.

La fredda signora guardava tutto ciò dall’alto ridendo malignamente attraverso il suo binocolo di vetro, si sentiva soddisfatta e fortemente appagata. Erano anni che aspettava questo momento. Aveva atteso tutto questo tempo per attuare la sua vendetta nei confronti di colui che l’aveva abbandonata e stava finalmente avendo quello che si meritava dopo l’amaro affronto subito. Mentre il disperato piangeva a dirotto abbracciato alla statua e ripetendo il suo nome tra i singhiozzi sentì un rumore,come se fosse caduto qualcosa..si avvicinò e raccolse un cristallo di neve lucido e compatto, lo tenne in mano tra le lacrime e come d’incanto tra fasci di luce il fiocco si ruppe e si trasformò in una creatura in carne e ossa che chiamò MatildeLa disperazione e l’amore di Giuseppe verso la sua amata fecero si che da quell’involucro nacque una meravigliosa creatura. Volle pensare che da dentro quel freddo rivestimento Linda volesse lasciare qualcosa di sè. Strinse al petto quel frugoletto rosa affrettandosi a coprirlo mentre non poté fare più nulla per la sua adorata Linda sospesa per sempre in quel mondo gelido da cui non poteva più tornare indietro.”

S’incammino verso casa con la tristezza nel cuore tenendo tra le braccia quel piccolo esserino sentendo in lontananza echeggiare nel vento una maligna risata, solo allora con paura e rancore si ricordò della regina delle nevi.

Accovacciata in un angolo Matilde all’improvviso fu colta da un brivido,si strinse le gambe e se le strofinò velocemente sopra la lunga veste nera,si pulì gli occhiali con un lembo delle sue larghe maniche scosse la testa come per svegliarsi,si alzò per chiudere la finestra. Un pensiero le accarezzò la mente guardando fuori tra l’oscurità dei boschi. Tra qualche mese sarebbe stato inverno e ai primi fiocchi di neve Cloe avrebbe pensato ad una persona che non aveva mai conosciuto ma che le aveva regalato la vita.


FINE

Ecco... questa è la fine della leggenda, lo so un po' triste.. ma d'altronde lo è come tutte le leggende che si rispettino.
Io comunque adoro girovagare per il paese, mi sembra sempre di sentire aleggiare nell'aria i personaggi di queste fiabe, li vedo tra i banchi dei souvenir, pieni di cristalli di neve di qualsiasi materiale, nei libri che raccontano questa storia che è una delle storie che i più anziani raccontano ai bambini e agli stranieri che visitano il paese.
L'ultima volta mi ha colto  un brivido quando sono passata  davanti ad una casa abbandonata  con una torretta che assomigliava incredibilmente alla casa di Matilde.. mi era sembrato di vedere una sagoma femminile dietro la tenda che guardava fuori... 

A presto.... Polly ^^  

giovedì 6 novembre 2014

"Il fiocco di neve" (seconda parte)

Ciao miei visitatori lunari ^^
Eccomi di nuovo qui per la seconda parte del mio racconto intitolato come già sapete "Il fiocco di neve" Spero mi scusiate per la lunghezza del testo, ma spero anche vi piaccia ^^ . 
Nel caso aveste scoperto il mio piccolo mondo solo ora, o vi siate persi la prima parte potrete leggerla qui! 


Nivea pensò dal canto suo che un uomo che fosse riuscito ad arrivare lassù fosse indubbiamente una persona dal carattere forte. Questo la colpì a tal punto che lo volle per se e che lo invitò a rimanere accanto a lei per tutta la vita.
Quale onore mia bianca signora starle vicino anche per un solo minuto”disse ammaliato il ragazzo.
La regina ancora più affascinata rispose: “allora non aspettatene un altro ancora.. entrate e visitate la mia dimora”. Prendendosi a braccetto entrarono nel freddo castello.

Le cose sembravano andare per il meglio,Giuseppe si abituò con il tempo alle rigide temperature della sua nuova abitazione,tutto procedeva magicamente e in modo meraviglioso..anche se cominciava ad avvertire uno strano senso di disagio riguardo ad alcune cose. Non riusciva a capire cosa gli mancasse.. gli mancava un fattore di cui si era dimenticato dopo anni di lontananza dal paese, non si ricordava nemmeno più cosa fosse ma sapeva che gli mancava molto. La sua compagna era di certo premurosa ma sapeva di avere bisogno d’ altro per essere felice.
Il giovane pensieroso a volte guardava il paese con un binocolo di ghiaccio, era uno strumento speciale che permetteva di guardare in qualsiasi parte del mondo si desiderasse. Osservava gli abitanti,le loro azioni quotidiane. Avrebbe tanto voluto ritornarci qualche volta al suo paese d’origine ma la sua regina gli aveva fatto capire che non desiderava che lui tornasse perché aveva il timore che non tornasse mai più da lei.

Vagando tra i suoi pensieri e sbirciando laggiù tra gli umani venne subito colpito da un’immagine che definì semplicemente deliziosa, un qualcosa o per meglio dire qualcuno. Una bellissima fanciulla dai capelli bruni e dagli enormi occhi verdi. Ne era rimasto ammaliato totalmente, quelle due gocce verdi brillavano più dei gioielli della nivea signora e i suoi capelli scuri erano così belli che avrebbe tanto voluto accarezzarli e sentirne il profumo.
era la mamma?” disse la giovane voce con una leggera nota di tristezza.

Si Matilde.. era tua madre..” rispose lievemente commosso suo padre.

Guardandola attentamente si rese conto di voler provare esperienze,ritrovare abitudini che aveva perduto che per moltissimi anni erano rimasti sopiti nel suo intimo. All’improvviso si chiese come avesse fatto a stare senza un vivido fuoco,il profumo di un abbraccio caldo, quella sensazione che scalda il cuore, una casa piccola e accogliente con un bell’albero di natale.. la bella sensazione di una stretta di mano tra amici..la sensazione di essere innamorato anziché abbagliato..desiderò di uscire la mattina a fare la spesa anziché fare apparire magicamente il cibo.  Tutto ciò pensò che facesse parte di una sola parola: calore.

Si rese conto di averne dimenticato per troppo tempo il significato e decise che era arrivato il momento di riprendersi tutto ciò che aveva perso. Decise che doveva vederla.. sentiva un misto di sensazioni che tentavano di fuori uscire dal suo petto.. non si ricordava cosa fossero.. che nome avessero ma sentiva una sensazione di sollievo e di felicità.. tutto ciò non l’aveva mai provato con la signora Nivea..Le emozioni che aveva vissuto solo guardando quella ragazza lo avevano totalmente sconvolto perché all’improvviso si ricordò che l’amore scalda il cuore e il suo era diventato freddo. Decise che aveva bisogno di incontrarla,sarebbe sceso in paese con il favore dell’oscurità e sarebbe tornato al sorgere del sole quando la Nivea signora si sarebbe alzata.

Era quasi mattino, a Giuseppe rimaneva poco tempo, si addentrò nel suo giardino con la speranza di vederla uscire o almeno di farsi notare. Si riconobbero guardandosi negli occhi, riconobbero l’uno nell’altro l’anima gemella,seppero di essere “arrivati a casa” e di volerne una per loro." Quando incontri la persona giusta non servono parole". Così pensarono entrambi Si avvicinarono e si presero le mani. Al suo contatto il ragazzo si senti scogliere il cuore,come se per tutto quel tempo qualcosa in lui fosse rimasto fermo.. immobile.. non ricordava più questo tipo di sensazione. Non riuscì a trattenersi e la baciò sentendosi ricambiato con altrettanta passione. Si guardarono di nuovo negli occhi e sorridendo l’unica cosa che si dissero fu:”Siamo a casa ora…”

Bene... la seconda parte è finita, alla prossima a presto con la terza ed ultima parte del racconto ^^ Polly 

martedì 4 novembre 2014

"Fatti conoscere su Kreattiva"

Ciao miei visitatori lunari ^^ 

Oggi partecipo all’iniziativa del blog di Rosa/ kreattiva
Un bellissimo modo per conoscere nuovi splendidi blog e per farsi conoscere! 
spero che si faccia vivo qualcuno da me ^^ i miei piccoli blog hanno bisogno di crescere ^^.





Se anche voi volete partecipare cliccate sul link che c’è sotto l’immagine! Avete tempo fino al 30 Novembre!



A presto… Polly ^^

P.S. Presto arriverò con qualche nuova avventura o con il seguito del racconto intitolato "Il fiocco di neve" o con tutti e due. 
Portate pazienza miei lunari amici, la vostra Polly è un po' indaffarata ma arriverà presto ^^ 

lunedì 27 ottobre 2014

Il fiocco di neve (Parte prima)

Ciao miei visitatori,
Oggi la vostra Polly posterà una delle tante leggende che appartiene ad uno dei posti che ama e  in cui è stata in vacanza. Non so se vi ricordate.. in un post precedente vi ho parlato di un luogo che per me è magico a poche ore dalla mia città. Il luogo si chiama "Cima innevata" e quella che vi posterò è la prima di tre parti di una bella ma triste storia di quel luogo ^^ .

"Il fiocco di neve" (prima parte)




Era ritornata in soffitta Matilde, dopo aver sistemato casa, rimpinguato gli scaffali della sua cucina con i prodotti della bottega del Signor Baccadoro. Decise di ritornare nel suo mondo incantato. Era colmo di vecchi cimeli di famiglia,abiti vecchi, le bambole con le ali che le aveva regalato suo padre, un vecchio scrigno con delle gemme che avevano raccolto insieme nei boschi li vicino.

i quaderni dove teneva ricordi,piccoli resoconti della giornata ma soprattutto le ricette che imparava da suo padre e dalla vicina di casa che era anche la zia di Matilde,la signora Emma Fior di Corallo. Cloe la seguiva spesso in cucina, anche quando insegnava,forse per il bisogno di avere una figura materna accanto anche perché aveva sempre considerato la cucina un luogo dove poter giocare e pasticciare con il cibo e poi mangiare il risultato. La donna le aveva regalato un quadernetto dove esprimere i suoi piccoli pensieri, le sue ricettine e fare i suoi disegnini

Si avvicinò ad uno scaffale ne prese uno soffiando delicatamente la polvere dorata che vi si era posta sopra. La colse un’intima emozione rileggendo i sogni mai avverati di bambina,disegni di deliziose fanciulle alate,e di un folletto buffo che vagava sempre tra le sue pagine,l’odore della pioggia e del picchiettio così vivido nella sua mente e nel suo corpo, il buonissimo profumo del pane e dei meravigliosi dolci della vicina di casa,la deliziosa scrittura infantile con cui erano stati scritti i piattini appena imparati,il battito accelerato del suo piccolo cuoricino dopo una folle corsa tra i prati con il suo amico di sempre,la neve che cadeva, i boschi attorno a casa i tanti fiocchi di neve tra le sue pagine..All’improvviso un rumore la distolse dai suoi ricordi, era il suo furetto che si era ingarbugliato tra i gomitoli di lana,lo tolse affettuosamente dai fili e lo lasciò fuggire alla ricerca di altro da scoprire.

Tutto quel che sapeva dei suoi genitori era legato all’immagine di un fiocco di neve che disegnava quando sentiva la mancanza di sua madre,ma non aveva mai saputo veramente la loro storia. Tutto ciò la fece ritornare indietro con la memoria.. ad un dialogo che ebbe inizio da una timida domanda di una ragazza di 16 anni:
“mi racconti la storia di te e della mamma?” chiese la ragazza dagli occhi verdi.
Ricordò benissimo il momento in cui suo padre s’interruppe di colpo guardandola teneramente pensando che non riusciva a credere che la bambina che aveva tenuto fortemente tra le braccia fino a poco tempo prima ora fosse li davanti cresciuta e pronta ad affrontare questo argomento.
:”certo tesoro..” disse un po’ agitato suo padre appoggiando il mestolo.


Si asciugò le mani e passandole un braccio attorno alle spalle l’accompagnò nel salone.
“Allora… “ esordì il papà di Matilde..

C’era una volta un paese chiamato “Cima Innevata” , era un paese dalle mille particolarità, a cominciare dal nome. Il luogo era così nominato perché nell’unica vetta che si vedeva dal paese Che fosse inverno o estate, la sua cima rimaneva immutata. Si diceva che questa montagna rimanesse perennemente innevata perché ci abitava la Nivea Signora che aveva il potere di farla rimanere sempre bianca e ghiacciata.”

:” Questo lo so papà… viviamo da sempre in paese!” l’uomo non badò a questa interruzione e continuò con il suo racconto:
“Gli abitanti vivevano in armonia tra loro, la loro vita era semplice e forse non molto movimentata. Vi aleggiavano molte leggende e gli abitanti la sera amavano raccontarle davanti al fuoco ai viandanti di passaggio o ai bambini.. a loro piaceva raccontarne una in particolare solitamente esordivano raccontando che…

Tanto tempo fa un giovane fanciullo di nome Giuseppe  in una delle sue tante escursioni sulla magica montagna scorse la Candida signora mentre passeggiava nei dintorni del suo innevato castello,la signora se ne accorse e piano si accostò al giovane già ammaliato dalla sua algida presenza. Gli occhi della regina erano azzurri come il cielo invernale, si perse perdutamente per anni nei suoi occhi che sembravano chiarissimi laghi.

Io vi aspetto per la seconda parte del racconto, per ora da "Via della luna è tutto" 

A presto... Polly ^^ 

giovedì 23 ottobre 2014

Torta "Schiaccia-pensieri"



Ciao miei cari visitatori ,
Oggi è stato il mio giorno di riposo ed è stata anche una splendida tipica giornata autunnale che ho visto solo da dentro casa. 
Oggi pomeriggio il sole tiepido colorava lievemente le tende del mio fantasticatoio,un irreale silenzio lo riempiva mentre vi scrivevo le mie piccole ultime news. 

 Ho sceso i miei tre gradini solo per fare una torta, ne avevo particolarmente voglia,forse è stata l’atmosfera autunnale come vi ho già detto prima o il ricordo di altri tempi che mi legano al fare dolci.. così ho estratto il mio “vecchio” ricettario da uno scaffale del mio fantasticatoio non senza il brusio delle mie fatine, al ricordo di tante torte fatte e soprattutto per chi le ho fatte la mia anima si è accesa. 

E’ un ricettario dal bordo rosso e la copertina bianca di un tessuto molto strano e  dalle pagine ingiallite e sporche di tracce di cioccolato, marmellata, farina e  quant’altro.
 Fu un regalo di un Natale di tanto tempo fa di una mia cugina, nel periodo in cui non avevo lavoro e mi ero gettata a capofitto nell’arte culinaria o nel mio caso dovrei dire “pastrocchiologia culinaria” ;) eheheh.

Ho scelto una ricetta che arriva direttamente dalla “Collina dei Luminosi”, siamo in pochi ad avere questa ricetta sapete.. è una di quelle cose preziose che si tramandano da madre a figlia o a nonna a nipote e via così.

“Tutto cominciò da mia nonna Dafne..” Così inizia  sempre a raccontare quel bizzarro personaggio di mia nonna. Si, perché fu la mia tris-nonna la prima a conoscere per prima quel luogo così magico e intriso di leggende che è ancora ora un posto pieno di mistero per molti qui ad Archesia come vi ho già raccontato circa due post fa.
La mia tris-nonna conobbe un elfo dei venti, se ne innamorò e si trasferì appunto in quella collina abitata da strane creature ed ebbe una figlia di nome Cloe e un maschietto di nome Taras.. si.. un nome di origine Greca e uno di origine elfica appunto. Uno per uno non fa male a nessuno dice sempre nonna Sibilla.

Insomma… la ricetta sarebbe arrivata a dire di mia nonna, da uno gnomo Femmina di nome “Gethiel” alla mia tris-nonna Dafne, alla mia bis-nonna Cloe, a mia nonna Sibilla, a mia mamma Melania e poi  a me, Apollonia detta Polly,come sapete già.

Si chiama “torta schiaccia pensieri”.. gli ingredienti come ogni ricetta tramandata che si rispetti è segreta, i pensieri un po ‘ li "schiaccia" ma l’incanto dura poco, purtroppo i pensieri ritornano assieme ai miei doveri che il domani mi riserva, l' "addomesticatrice" (è un macchinario che plasma gli impasti ribelli come la “pasta morbirilla”) è rotta, e tocca a me pulire la pasta che non viene modellata che si spande sul pavimento perché il macchinario funziona male, poi, la brutta aria che tira tra i colleghi e la collega che ce l’ha con me che mi tratta quasi come se non esistessi. 

Tutti pensieri che per almeno un po’ ho “compattato” grazie appunto a questa torta che tra l’altro è venuta benissimo, nel farla ho ritrovato per qualche ora ricordi bellissimi a cui non pensavo da tempo. 
Per ora da Via della luna numero 7 è tutto.

A presto… Polly ^^ 


venerdì 17 ottobre 2014

Pensieri e "saltagommose"


Eccomi qui miei visitatori, 
Questa volta la vostra Polly è parecchio triste, preoccupata, pensierosa . 
Ce l’ho con me stessa perché son sempre la solita, non riesco a trattenermi e poi mi caccio nei guai.
Dico troppe cose, cose personali che non dovrei dire. Parlo in modo troppo impulsivo, pensando di non dire nulla di sbagliato e invece poi…. le cose che dico sono sbagliate eccome. 

Non si dovrebbero dire cose in un momento di particolare euforia o contentezza perché tendi a non pensare alle conseguenze, pensi che ciò che dirai non avrà peso, perché sei troppo contento e in quel momento e la contentezza ti rimbambisce il cervello,nel mio caso.. te lo guasta e ti ritrovi con un sacco di gente incazzata, quando sei infuriata non dovresti dire ciò che  pensi altrimenti ti si rimbambisce il cervello,corri il rischio di ferire delle persone a cui tieni perché diventi pesante e ti ritrovi con  un sacco di  gente incazzata
In un caso o nell’altro due sono le così comuni :

*TI SI RIMBAMBISCE IL CERVELLO
*TI TROVI CON LA GENTE INCAZZATA 

Ovviamente quando ho detto tutto ciò non era mia intenzione offendere qualcuno, ero in un momento di particolare contentezza e ho parlato con troppa leggerezza.
Spero che il mio gesto non porti a conseguenze troppo gravi, spero tanto di no.

Vi scrivo tutto questo dal solito mio Fantasticatoio, l’unico posto in cui posso sentirmi al sicuro. uno dei pochi posti in cui  le cose rimangono in qualche modo sempre le stesse. 
Quando le cose non mutano mi danno sicurezza in qualche modo, ecco perché odio così tanto i cambiamenti, i cambiamenti mi scombussolano e mi irritano l’anima.
Qui invece.. le statuette di fatine  nel mini giardino con la fontanella d’acqua si muovono solo quando mi sentono agitata o particolarmente felice, potete benissimo intuire che si muovono sempre.. perché essendo particolarmente emotiva e anche spesso “caga sotto” loro “mi sentono”, sentono il mormorio dei miei pensieri e del mio cuore e si animano con me.

Sono un regalo particolare che mi ha fatto quella stravagante vecchietta che è mia nonna Sibilla. E’ lei che mi ha trasmesso la passione per il mondo Fantasy.
l’appartamento in cui vivo è veramente piccolo, ma in compenso ho questo piccolo spazio che sarebbe anche la mia camera in cui tornare ogni sera. E’ un posto che si “stacca” dal resto dell’appartamento grazie a tre gradini..tre soli gradini che bastano a farmi sentire isolata dal resto della casa e dal mondo. 
Ora è sera in Via della luna numero 7, Guardo attraverso la vetrata semi rotonda  e vedo le luci calde che risaltano al buio delle case della mia piccola via che mi è in alcuni momenti mi è  sembrata tanto noiosa da aver avuto voglia di  scappare più volte ma che ora mi sembra uno dei luoghi più rassicuranti che ci siano. 

Le “saltagommose” fluttuano e rimbalzano in cima al vasetto trasparente vicino al suo tappo rosso, nonostante siano belle, di mille colori, lucide e morbide e pronte a volarti in bocca, non mi fanno molta voglia.. di solito funziona..  ma questa volta mi sa che il  problema ha la meglio sul mio stomaco.. il che vuol dire che sono davvero triste e preoccupata. 


So che non è la soluzione giusta “ingozzarsi” davanti ad un problema, so che non risolve, ma almeno nella maggior dei casi consola un po’. 
Da me e le “saltagommose” ancora intatte in Via della luna numero 7 è tutto.

A presto.. Polly

lunedì 13 ottobre 2014

A pranzo con "Allegra" alla "Locanda del fauno"

Ciao miei visitatori ^^ 
Questo è un post più lungo del solito, portate pazienza ma questo luogo incantato dovevo descrivervelo per bene.. o almeno al meglio delle mie possibilità^^ 
Spero che questo post vi piaccia  Buona lettura ^___^ ! 





Ad Archesia oggi diluvia.. per fortuna non verso mezzogiorno e mezzo quando mi sono incontrata con una delle mie migliori amiche “Allegra Generosi”. 

Era da parecchio che non ci si vedeva, lei ha una bambina di due anni e mezzo, una famiglia a cui badare insomma, perciò il tempo a nostra disposizione è poco, ma quando accade di vederci è sempre bello. Ed è  sempre bello sapere di avere qualcuno con cui sfogarti o semplicemente ridere o chiacchierare anche di cose frivole. 


Siamo andate a pranzo insieme, alla “Locanda del Fauno”, alla  “Collina dei luminosi”, non so se vi ricordate.. ve ne ho parlato nel post “La fabbrica dei pasticci”

“La collina dei luminosi” è un luogo a mio parere molto bello, immerso nella natura, vicino al “Lago delle rane nere” , è ad una mezz’ora di macchina da “Archesia”. 
E’ chiamata così perché anticamente si credeva che fosse un luogo abitato da spiritelli appunto luminosi, fatine e altre creature magiche. C’è chi ne ha paura c’è chi ci crede fermamente e crede di aver visto cose molto strane accadere nei paraggi. Io non mi stupisco più di nulla… se i prodotti del luogo in cui lavoro sono in qualche modo “vivi” perché non dovrei credere a questo?

Alcuni nomi di locali che da voi si chiamano bar, da noi si chiamano ancora “Locande”, soprattutto in luoghi come questo accarezzati dal passato.

 Nonostante l’era moderna, e la gente che traffica con cellulari, pc portatili e via dicendo c’è ancora qualche stralcio di vita antica che ci ricorda che tutto sommato dal passato c’è ancora qualcosa di bello ^^ . Almeno a me questa cosa piace, anche se da alcuni non ci vanno.. soprattutto molti dei Cindian (guardate la colonna di sinistra.. il dizionario Archesiano ;)) perché semplicemente “non è luogo da persone per bene”. Io me ne sono sempre fregata e l’ho sempre frequentato, perché è un luogo tranquillo e mi piace.

Ci siamo accomodate ad un tavolo di legno di colore verde, ci sono ancora i tagli da coltelli, o i segni dell’usura di epoche trascorse. 

Una cameriera dall’aspetto quasi Elfico (le orecchie a punta c’erano, lo giuro) ci lascia  una pergamena gialla un po ‘consunta tra noi e il vaso di fiori di campo in mezzo al tavolo  e si allontana  con un sorriso nell’attesa che decidiamo cosa consumare

Optiamo tutte e due per il “Pastrocchio del fauno” (una cosa molto simile al vostro pasticcio alla Bolognese, il sidro aranciato e il caffè.. il caffè è una delle cose che rimane tale e quale al vostro mondo, insieme alla tecnologia e alcune altre cose. 

Mentre aspettavamo il nostro pranzo chiacchieravamo di tante cose, Guardandoci sempre un po’ giro, rivolgendo lo sguardo ai ceppi di legna sotto il focolare spento, oggi faceva fresco ma non troppo, non era ancora ora di accenderlo evidentemente. 
Le tende alle finestre sicuramente saranno state cucite da una mano femminile, erano di un violetto pallido e i bordi erano di fine merletto bianco, sembrava fatto da donne di un altro tempo. 

Alle pareti di legno ci sono molti bei quadri illuminati dalla vibrante fiammella di una candela bianca, immagini di donne e uomini di un tempo e anche di una specie di animale molto strano, assomiglia molto ad un camoscio a qualcosa del genere,lo chiamavano  “Fauno” così mi han detto… davvero una cosa bizzarra. Si può notare anche in alternanza un lavoretto di cucito e delle armi come per esempio un bellissimo arco marrone antico con frecce o  varie armi di epoche passate, mi hanno assicurato che sono scariche, e le tengono lì perché piacciono al proprietario della locanda, perché gli ricordano i suoi antenati (Contento lui…).


Spesso gironzola per i tavoli  una gatta di nome Artemisia.. è una gatta bellissima, a strisce grigie e bianche, ti si avvicina sinuosa e ti guarda..ha uno sguardo azzurro e profondo come volesse carpire i tuoi segreti più intimi, è davvero una bella gatta ^^. 

Non è un posto oscuro, nel senso che non è un luogo frequentato da loschi individui, come spesso ci si immagina, o come spesso immagina più di qualche persona di Archesia, anzi è un posto molto accogliente come le persone che ci lavorano. Ok… qualche volta c’è il matto del posto o si ferma a dormire qualche straniero dall’aria poco rassicurante ma basta non fare molte domande e loro il giorno dopo ripartono per la loro meta.  

E’ gente tranquilla, solo che hanno scelto di stare in questo mondo come piace a loro, usano poco la tecnologia, (infatti hanno un computer e un telefono per tutto il villaggio, per le comunicazioni più urgenti)  stanno molto spesso all’aria aperta, la maggior parte delle cose se le fanno da soli, ogni tanto come vi ho detto vengono a prendersi le cose essenziali in città e poi se ne ritornano in questo verde luogo, (e mica sono scemi a starsene in città ;)).


Il nostro pranzo come al solito è finito troppo presto.. le cose da raccontarci sono state come al solito tante e almeno io.. non sono riuscita a dire tutto quello che volevo, ma almeno mi sono sfogata un po’.. ho fatto due chiacchiere, due risate con qualcuno che almeno accetta le mie stranezze, i miei limiti, i miei enormi difetti..  e sa che dopo tutto ciò sa che c’è anche qualche pregio da qualche parte ;) del mio essere così bizzarro ^^.

Pagato il conto ci avviammo verso la nostra caotica e piccola cittadina lasciandoci alle spalle questo piccolo angolo di paradiso. ^^ 
A presto… Polly ^^ 

giovedì 9 ottobre 2014

"Pretenzio Esigoment"

Bentornati in "Via della luna numero 7" ^^
Ho creato una nuova nuova etichetta  intitolata "Gente di Archesia" . Vi racconterò degli abitanti di questo luogo, colleghi/e di lavoro,abitanti, "matti della città" , (si sa ogni città ne ha;))  persone a me più o meno vicine ecc.


Ci sono persone la cui predisposizione naturale è “comandare, pretendere ed esigere”, è il caso del mio capo. Direi che il nome la dice lunga sul personaggio, con un nome così cos’altro poteva diventare, che altro poteva fare?. 
La prima volta che lo vidi aveva un volto rassicurante, un bel sorriso e mi sentii diciamo pure al sicuro, mi tranquillizzai. 

Un uomo alto, con una grande pancia. con gli occhiali spessi e neri che gli cadono sul naso, spesso imbrattato di “pasta morbirilla” Il che fa sembrare che si sia tuffato in una vasca piena di brillantini colorati. La “pasta morbirilla" la usiamo  negli impasti di alcuni dolcetti per colorarli e a volte la pasta si uniforma al colore dominante del dolcetto rendendoli oltretutto molto morbidi

Il mio capo non è una persona  cattiva, come tutte le persone che lavorano con me ma.. esige troppo da chi gli  sta attorno e le persone non gli stanno dietro.
Partiamo dai suoi genitori.. i suoi genitori l’hanno educato ad esigere il massimo ed il meglio da tutti ma soprattutto da sé stesso, è cresciuto a fede e rigore. Mentre i suoi compagni di scuola raccontavano dei loro pomeriggi di gioco durante la ricreazione, lui se ne stava seduto tra di loro ad ascoltare con il sorriso stampato in faccia perché i suoi genitori gli avevano insegnato che non era bene dimostrare che qualcosa non andava in pubblico


Giocava pochissimo con i compagni di scuola, perché tutto ciò che premeva ai suoi genitori era che lui andasse bene a scuola. L’unica volta che usciva era per andare a messa, un “biscotto pizzichello” al “lago delle rane nere”  (Biscotto al sapore di ciliegia che pizzica molto la lingua e a volte le orecchie, dipende dalla quantità del pizzicore aggiunto,i bambini lo adoravano e all’epoca andava tantissimo, ora lo hanno tolto dal commercio, non sappiamo perché) dalla “Bottega dei pasticci”, una mezz’ora di gioco a catturare farfalle (una volta c’erano ancora le farfalle, con l’andar del tempo sono scomparse, se volete sapere perché andate al post intitolato “Archesia” ) e poi di nuovo via a casa a studiare. Sognavano per lui un futuro da medico, da avvocato, infatti.. è diventato il capo settore di una catena di montaggio chiamata “la fabbrica dei pasticci”. 
I suoi genitori ci rimasero malissimo, non lo rinnegarono ma impiegò anni per farsi perdonare. 
Molto amico del “Granpacchia” (direttore), secondo me perché in fondo al suo cuore vorrebbe fare la vita da “Cindyman” ma a mio parere sempre uno “sgobbone” rimane. (non che ci sia nulla di male, sia chiaro, io ne sono fiera, ma non puoi pretendere di diventare qualcosa che di tua natura non ti appartiene).

 E’ abituato a nascondere con un sorriso tutto ciò che lo turba o lo irrita,ma dietro quel sorriso mellifluo e quegli occhi azzurri e acquosi  cova rabbia e rancore, si sfoga sparlando con altre persone alle spalle del mal capitato. Disponibile al dialogo quando può ricavarne qualcosa, quando ti concede qualcosa te la fa pagare dieci volte tanto. 
Però da qualche parte in quel corpo pieno di ciccia c’è un cuore seppur piccolo che qualche volta gli fa compiere delle buone azioni, mi ha aiutato qualche volta, non posso andargli completamente contro ma peccato  che queste buone azioni  siano molto.. molto rare.

A presto… Polly ^^

domenica 5 ottobre 2014

Sfogo dal mio fantasticatoio..


Ciao miei visitatori , 
Vi scrivo dal mio “Fantasticatoio”, oggi è stata una giornata da dimenticare, perciò aspettatevi  un post un po ‘diverso dagli altri, un po’.. più personale. 

Oggi ero in catena di montaggio, stavo confezionando le “cioccomani” più che altro il mio lavoro con questo tipo di dolciume è fare attenzione che le cioccomani" non tentino di tapparti il naso o cerchino di di prenderti la faccia  agitando le loro dita dolci e marroni e di chiudere prontamente il sacchettino di plastica, solo all’interno smettono di muoversi. Sono dolcetti un po ‘dispettosi, ma sono buoni quando riesci a mangiarli. 
Ogni tanto vengo pizzicata, ma  la maggior parte delle volte so come prenderle. 

Oggi ero un po’ presa da alcuni pensieri direi non proprio positivi, anzi.. 
E in realtà non saprei nemmeno descrivere il mio umore. Ero arrabbiata, e mi sono data della stupida per come mi stavo sentendo

 Sono tornata dalle ferie da poco, sono stata a “Cima innevata”, un paese ai piedi di una montagna bellissima che si chiama appunto come il paese a poche ore dalla mia cittadina, è una montagna particolare, nonostante non sia a molti metri d’altitudine la sua vetta rimane immutata ad ogni stagione. C’è sempre neve e ghiaccio, è un luogo davvero suggestivo perché intriso di affascinanti leggende, ma ve ne parlerò un’altra volta. Come vi dicevo… da quando sono tornata dalle ferie , avverto da alcune mie colleghe un’atmosfera  gelida, quasi più gelida di quella che ho trovato a “Cima innevata”. 

Forse era solo una mia sensazione, ma  ho avuto subito l’impressione di aver fatto qualcosa di male  e che nessuno me volesse dire cosa. 

Avverto tutto ciò in particolare con una mia collega,con le altre parla direi amabilmente, mentre a me riserva monosillabi e indifferenza.

Come vi dicevo, mentre stavo lavorando, mi sentivo.. arrabbiata, stanca e profondamente sciocca e ho cominciato a pensare che l’animo umano deve avere qualcosa di irrimediabilmente sbagliato e stupido per permettere ad alcune persone così lontane dalla tua vita personale e da te stessa di infiltrarsi nel tuo cuore e farlo agitare e inquietare così tanto. Insomma, non dovrebbe essere qualcosa riservato alle persone che ami?

 Mi sento davvero una stupida a permettere che qualcuno che non fa parte della mia vita personale mi faccia sentire in questo modo, evidentemente devo avere un cuore che funziona male
Finito il lavoro sono salita sul “Ferrodrago arancione” numero 21B, e mentre guardavo il paesaggio scorrermi davanti agli occhi mi è scesa  una lacrima, (anche qualcosa di più), tanto mi sentivo triste e arrabbiata e di conseguenza stupida per sentirmi triste e arrabbiata. (si, lo so un po’ contorto.. portate pazienza…)


Ma arrivata nel mio “fantasticatoio” ho cominciato a sentirmi meglio, sempre un po’ pensierosa, ma almeno non piangevo più. Spero che tutto ciò si risolva per il meglio, o almeno mi piacerebbe sapere cos’ho combinato, se ho combinato qualcosa, perché non è proprio bello avere di questi dubbi. :( 

Per ora è tutto da Via della luna numero 7... A presto.. Polly 

giovedì 25 settembre 2014

"La fabbrica dei pasticci"

Ciao a tutti, dalla vostra Polly e da Via della luna numero sette ^^
Scusate la mia assenza, ma ultimamente i turni del mio lavoro non mi permettono di collegarmi quanto vorrei.




Io lavoro alla “Fabbrica dei pasticci” , una catena di montaggio alimentare, si confezionano e si fanno  dolci di ogni genere. Tutti mi invidiano questo lavoro, perché ha un nome divertente, ma questo luogo non ha proprio nulla di divertente.
Forse un tempo ce l’aveva qualcosa di divertente, o un senso. “La fabbrica dei pasticci” non è sempre stata la fabbrica dei pasticci. Una volta era “La bottega dei pasticci”. E’ nata come una piccola bottega, un giovane uomo di nome Nereo aveva la passione per i dolci. Si stabilì ad Archesia tantissimo tempo fa. All’inizio era un giovanotto entusiasta di tutto ciò che faceva e pian piano la sua bottega diventò una fabbrica.Poi il giovane uomo diventò un adulto  dalla statura bassa e i capelli bianchi e fu a capo  della  fabbrica più famosa di Archesia e dintorni.

I suoi dolci erano magici, nel vero senso della parola. Sembravano avere vita propria. Si muovevano, cambiavano aspetto e sapore. Nessuno sapeva come riuscisse, ma era così e la gente faceva a gomitate per avere anche un solo suo dolcetto.  Nereo selezionò i suoi collaboratori, tenne naturalmente  i suoi vecchi collaboratori di bottega, e ne assunse altri. Assunse persone secondo un suo criterio segreto e ovviamente anche un suoi dolci avevano un ingrediente segreto che rivelò solo ai figli. Infatti ora ci sono i due figli a mantenere la fabbrica. Nereo si stancò e dopo aver salutato tutti sparì. Nessuno seppe dove andò, e non lo sa tutt’ora nessuno.Personalmente io credo che se ne  sia andato a pescare in qualche località vicino alle nostre zone,  verso il lago delle rane nere. 

Questa fabbrica ha all’interno un bar, dove ovviamente vendiamo tutto ciò che produciamo e confezioniamo. A giorni  lavoro alla catena alimentare altri giorni lavoro al bar. Devo dire che non mi sento molto portata per nessuna delle due cose, ma questo lavoro mi serve e devo tenere duro. 
S. Nathan (è l'equivalente del vostro Natale) è il periodo più impegnativo in cui la gente sembra impazzire e ordina una miriade di prodotti, zenzerelli, pizze pazze, cioccomani, stranocchi, e tanti altri dolci, alcuni di questi li facciamo solo a Natale, ed è per questo che ci sono tanti ordini, ed è per questo che spesso in questo periodo ci si ammazza… di lavoro. 

I rapporti con i colleghi e le colleghe non sono sempre idilliaci anche perché come tutti in tutti i posti di lavoro, ognuno ha la sua vita e i suoi problemi, che ritiene come sempre più importanti degli altri
Spesso mi  è difficile stare dietro al bancone, non sono abituata a stare con la gente, soprattutto quando arrivano le "Cindy" o i "Cindiman" e compagnia bella. (se queste parole non ti dicono nulla, vai a vedere il primo post ;)). Servirè caffè e stranocchi, morbidoni, cioccomani ecc  a clienti che non ti salutano nemmeno non è molto soddisfacente così, spesso con lo sguardo fisso nel vuoto ti abbandoni a gesti automatici fatti e rifatti migliaia di volte mentre ascolti una canzone alla radio che ti fa venire in mente cose di un tempo, di quando eri spensierata e ti fa pensare che vorresti essere in un luogo diverso, magari più accogliente.

 Il vapore della macchina del  caffè ti sveglia dai tuoi pensieri e porgi il milionesimo “stranocchio”  che si muove al milionesimo cliente della giornata. Gli stranocchi sono dei dolcetti di panna rotondi con al centro un tondino di cioccolato fondente e delle venature rosse. la particolarità di questi dolciumi  è che la pupilla di cioccolato in mezzo ruota velocemente  e le venature al lampone pulsano. 

Come d’altra parte stare in catena di montaggio è pesante ma ha i suoi lati positivi, come per esempio non devi sopportare richieste assurde dei clienti, “Gli zenzerelli sono solo allo zenzero?” : “ma secondo te perché li hanno chiamati così? altrimenti magari li avrebbero chiamati “limoncelli” o “meloncelli” ecc.!” I “morbidoni non possono essere più croccanti?" e tu devi rispondere con un sorriso, “No.. sono pasticcini morbidi” . Spesso è meglio lavorare velocemente che dovere rispondere a certe inutili domande.
Ma i clienti non sono tutti così maleducati, o noiosi a volte ce ne sono alcuni che vengono dalla “collina dei luminosi” che sono gentili, salutano e sorridono sempre.

 Vengono considerati strani perché vivono nelle colline e si vedono in città poco perché spesso si fanno le cose da soli ma qualche volta fanno una capatina in città. Sono  quelle persone di cui tutti parlano ma con cui nessuno ha il coraggio di parlare. Soprattutto nel posto in cui lavoro, infatti siamo solo io è un’altra collega a servirli volentieri. 

A volte capita di servire qualcuno che abbia ancora un cuore in questa città. :) 
Più o meno il mio lavoro ve l’ho spiegato..  Io vi saluto che domani si ricomincia il solito tram tram..Da Via della luna numero sette è tutto ^^


A presto… Polly :)

sabato 13 settembre 2014

"Via della luna" è in fase di restauro

"Via della luna" è in fase di restauro, scusate.. c'è un po' di disordine, ma se volete potete accomodarvi lo stesso ^^ sbirciare, curiosare tranquillamente.
Tornerò al più presto, sperando con un po' più di ordine! Se volete potete cominciare a leggere dal primo post! A presto.... Polly

giovedì 10 luglio 2014

Archesia



Archesia è una piccola cittadina, come ho già detto una graziosa cittadina, con i suoi punti di forza e i suoi limiti, come tutti i posti. Ma  è anche il nome di una Farfalla, ed è legata al nome di questa città.
Una leggenda vuole che  una farfalla di nome Archesia,tantissimi anni or sono si posasse su una casetta di due sposini in difficoltà che non potevano avere figli 
Lo sposino non si era accorto subito della farfalla, tanto che stava rischiando di schiacciarla, era dispiaciuto perciò la spostò in un punto dove fosse sicuro che non corresse più il rischio di non venire schiacciata o ferita. 

La farfalla apprezzò moltissimo il gesto del ragazzo, poco dopo aver  lasciato la loro casetta i due sposini seppero di aspettare un bambino.
Da allora la città cominciò a onorare quella data l’anno dopo e dedicarla alla farfalla che si presupponeva avere aiutato gli sposini, da lì si cominciò a pensare che quelle farfalle portassero felicità, fossero di buon auspicio Non si sa se fosse una coincidenza oppure no, ma l’anno dopo ne arrivarono molte di più e ancora di più, e la città sembrava stare sempre meglio grazie forse al loro arrivo. La vita era semplice, i ritmi erano blandi e le persone stavano bene economicamente, non che fossero ricche ma si accontentavano di quel che avevano e stavano bene senza rivalità o altro. 

Con l’incalzare del tempo i ritmi diventarono più  più frenetici, tutti cominciarono  a rincorrere quello che non avevano invece di godere ciò che avevano,  rincorrevano il benessere tecnologico anziché quello personale. Così fino ad oggi.L’apparenza ad ogni costo, scarpe, abiti nuovi e costosi, computer, tecnologia. 
Si dice che le farfalle si fossero accorte del cambiamento della città, delle persone, che non si sentissero più benvenute perché mano a mano che il tempo passava sembrava che la gente del posto si fosse dimenticata di loro. 

Non più allegria al loro arrivo, non più bambini attorno a loro, non più giochi, i bambini erano sempre più presi dai loro video giochi. Gli adulti troppo presi dal lavoro e le loro mansioni domestiche non si accorgevano più di avere delle creature così semplici al loro fianco, non più feste se non per altri motivi più futili o per farsi notare semplicemente. 

Nessuno più si accorgeva di loro ormai, tanto era preso dalla vita difficile giornaliera.

Così la leggenda vuole che le farfalle non tornarono mai più, tanto indispettite o rattristate dal cambiamento della città, c’è chi è convinto che torneranno quando le persone metteranno al primo posto le cose più semplici, o le cose che più contano nella vita, come i valori più semplici della vita. 
Infatti qui quando qualcuno è triste o gli accade qualcosa di brutto  si dice  “aspetta il ritorno delle farfalle”. oppure.. "Non ti preoccupare, le farfalle torneranno" Come per dire che aspetta che le cose si sistemino per il meglio o si risolvano completamente e al meglio. 

Questa è una delle tante leggende che abitano la mia città, c’è chi ne è convinto, c’è chi no. 
Per quanto mi riguarda  credo anche che  queste fantasticherie rendano meno dura la vita, perciò è bello che ci siano :).

Prima o poi le farfalle torneranno.. e io me lo auguro tantissimo. A presto.. Polly

lunedì 28 aprile 2014

Io, Apollonia De Ventis .. detta Polly


Come già sapete Io sono Apollonia De Ventis, dagli amici detta Polly,  abito ad Archesia da sempre e come ho già detto la amo e la odio da sempre. 

Lo so.. il mio cognome è un po’ particolare, ad alcuni appare un po’ strano.. allora, ve ne spiego l’origine o la presunta origine. Mia nonna  Sibilla mi racconta da sempre che la nonna di sua nonna, Dafne  sposò un elfo dei venti, e questo secondo lei spiegherebbe anche perché tutti quelli della mia famiglia abbiano le orecchie leggermente a punta e il perché di questo cognome.

E’ una bella storia, peccato che mia nonna sia l’unica della famiglia a crederci fermamente. Io l’assecondo perché essendo un’amante del fantasy non può che non piacermi questa versione, ma anche perché è mia nonna e in un certo senso ammiro la sua determinazione nel raccontarmi la stessa storia con gli stessi particolari ogni volta che ci vediamo :).

 Il mio è un lavoro umile, ma va bene così. A me basta avere un lavoro, l’importante per me è ciò che sta fuori a quell’edificio, i miei interessi.. questi sono i miei pensieri quando esco dal lavoro. 

Di interessi ne ho molti, mi piace scrivere,leggere, soprattutto Fantasy, qualche volta cucino, vado in bici quando posso e quando gli orari di lavoro me le permettono, colleziono pietre e minerali e statuette di fatine
Ma la mia passione più Grande è la fotografia. Grazie ad essa riesco a far vedere la mia realtà. Ovvero la mia visione personale di ciò che mi circonda
 E’ grazie a questo che spesso riesco a stringere i denti quando nella vita qualcosa non va o ho qualche giornata storta al lavoro.

La vita è davvero dura senza qualche interesse, senza una passione che ti consoli, che ti dia soddisfazione, io vivo con la speranza di migliorare in quel che più mi piace, cioè la fotografia, ma purtroppo in questo campo non puoi migliorare se non hai l’attrezzatura giusta. Cioè.. non penso che spendere 4000 euro per una macchina fotografica ti aiuti a diventare necessariamente un fotografo a tutti gli effetti, ma sicuramente devi avere una base valida per poter migliorare. 


Io non ho una macchina fotografica pessima, ma ha purtroppo qualche limite. infatti sto cercando di risparmiare per realizzare il mio sogno. Nella vita non si sa mai. intanto limito a sognare.

Ho un ragazzo che adoro, con il quale sto da sette anni. Per il momento mi limiterò a questo, sentirete parlare di lui nei prossimi post probabilmente.

Ho poche amicizie ma buone. Questo è un argomento delicato e in cui purtroppo sono molto esigente. Sono una persona disposta a fare di tutto in amicizia ma purtroppo ho sempre trovato persone che non erano disposte a ricambiare o che non avevano la mia stessa visione. Sono esigente, ma do anche tanto. 

A detta di alcuni sono una persona particolare, a volte un po’ strana, ho la mia visione della vita.. una visione particolare :) tutto qui, è difficile andare d’accordo con tutti se si pensa diversamente dagli altri. 


Io penso di averti detto abbastanza di me, vi saluto.. qualsiasi  cosa stiate facendo, chiunque voi siate :) Alla prossima… Polly